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L'intelligenza artificiale ci rende più stupidi? Cosa dicono gli studi

Microsoft, Carnegie Mellon e MIT hanno studiato pensiero critico, memoria e uso di ChatGPT. Ecco risultati, limiti e precedenti storici senza allarmismi.

Scena editoriale del Superintelligence Diner, non fotografia degli studi scientifici
Visual editoriale concettuale; non è una fotografia degli esperimenti descritti.

La domanda corretta: meno sforzo significa meno intelligenza?

Automatizzare una parte del lavoro mentale non equivale a perdere intelligenza. Occorre distinguere prestazione immediata, apprendimento, memoria, pensiero critico e capacità di lavorare senza strumenti. Sono misure diverse e non intercambiabili.

Il rischio è il cognitive offloading: affidare allo strumento attività che prima svolgevamo direttamente. Può liberare risorse per problemi più complessi, oppure sottrarre occasioni di esercizio. L'esito dipende da compito, persona e modalità d'uso.

Microsoft Research e Carnegie Mellon: 319 lavoratori, 936 esempi

Lo studio peer-reviewed presentato a CHI 2025, The Impact of Generative AI on Critical Thinking, ha raccolto 936 esempi di attività da 319 knowledge worker. Ha analizzato come i partecipanti descrivono il proprio pensiero critico nell'uso dell'AI generativa.

Una maggiore fiducia nell'AI era associata a minore impegno dichiarato nel pensiero critico; maggiore fiducia nelle proprie competenze era associata a più pensiero critico. L'attività si spostava dalla raccolta di informazioni alla verifica, dalla soluzione diretta all'integrazione delle risposte e dall'esecuzione alla supervisione.

Limite decisivo: è un'indagine su esperienze autoriportate e associazioni. Non misura una diminuzione del QI, né prova che l'AI causi un declino cognitivo nel tempo. Fonte: doi.org/10.1145/3706598.3713778

MIT: EEG e scrittura di saggi con ChatGPT

Il preprint Your Brain on ChatGPT ha confrontato scrittura senza strumenti, con motore di ricerca e con LLM. Nelle prime tre sessioni hanno partecipato 54 persone; 18 hanno completato una quarta sessione con cambio di condizione.

Durante il compito di scrittura sono emersi pattern differenti di connettività EEG, con connettività più distribuita nel gruppo senza strumenti e più debole nel gruppo LLM. Gli autori hanno osservato anche differenze nel ricordo dei testi e nel senso di paternità degli elaborati.

Questi risultati non significano che il cervello si atrofizzi o che un EEG misuri direttamente l'intelligenza. Lo studio riguarda un'attività specifica, un campione limitato e un preprint, non una prova di danni permanenti. Una critica metodologica successiva ha sollevato questioni su dimensione del campione, riproducibilità e analisi EEG. Fonti: arxiv.org/abs/2506.08872 e arxiv.org/abs/2601.00856

Socrate aveva già posto il problema della memoria

Nel Fedro di Platone, attraverso il mito di Theuth e Thamus, la scrittura viene descritta come un possibile sostituto del ricordo interiore. Non è un esperimento scientifico: è un precedente filosofico dell'idea che una tecnologia cognitiva possa cambiare ciò che esercitiamo.

La stampa ha amplificato l'accesso ai testi e i timori di sovraccarico informativo. Le calcolatrici hanno riaperto il dibattito sulle abilità aritmetiche; Internet su attenzione e lettura profonda; il GPS sulla memoria spaziale. Non tutte queste paure erano fondate allo stesso modo e non dimostrano che l'AI ripeterà gli stessi esiti.

Cosa possiamo concludere e cosa resta sconosciuto

  • VERIFICATO: lo studio CHI 2025 riporta associazioni tra fiducia nell'AI e impegno critico dichiarato.
  • OSSERVATO IN UN PREPRINT: in un compito di scrittura emergono differenze EEG e comportamentali tra condizioni.
  • NON DIMOSTRATO: una riduzione generalizzata del QI o danni cognitivi permanenti causati da ChatGPT.
  • UNKNOWN: effetti a lungo termine su popolazioni, professioni, modelli e modalità d'uso differenti.

Come usare l'AI senza rinunciare a pensare

  • Formulare prima una propria ipotesi, poi chiedere all'AI controargomentazioni.
  • Chiedere fonti verificabili e distinguere fatti, stime e opinioni.
  • Spiegare il risultato con parole proprie senza consultare la risposta.
  • Alternare esercizi autonomi e attività assistite, soprattutto durante l'apprendimento.
  • Misurare qualità e comprensione, non soltanto tempo risparmiato.

La posizione editoriale YEAH! Research

Il criterio non è usare meno AI per principio: è usare l'automazione dove produce valore e mantenere il controllo umano sulle decisioni e sulle competenze che contano. Una risposta veloce non è sinonimo di conoscenza acquisita.

Bibliografia primaria: Lee et al., CHI 2025, DOI 10.1145/3706598.3713778; Kosmyna et al., arXiv:2506.08872, versione aggiornata dicembre 2025; Stankovic et al., arXiv:2601.00856. Revisione editoriale: 10 ottobre 2026.

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